Il ricovero per le “balene” del porto di Civitavecchia

Il porto di Civitavecchia

Civitavecchia – Due milioni di metri quadrati e duemila anni di storia. Trentaquattro attracchi e 16 chilometri di accosti, con pescaggi fino a 18 metri di profondità. Oggi però il porto di Civitavecchia, primo porto crocieristico in Italia e secondo in Europa, è fermo. Come un ricovero per le balene. In attesa che passi la tempesta della pandemia. Una dozzina le navi da crociera al largo delle coste del porto fondato da Traiano nel 108 d.C., come ingresso a Roma. Per secoli al centro di contatti e scambi tra popoli. Adesso metafora di una città di 50 mila abitanti affacciati sul mar Tirreno che con il Covid sta vivendo una vera e propria paralisi economica e occupazionale che nel medio periodo, così temono sindacati e comitati, rischia di diventare anche sociale.

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